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Descrizione prodotto

Sale
Carlo Muratori

 

 

Carlo Muratori: Attivo fin dai primi anni ’80 con i Cilliri, già collaboratore di Antonino Uccello e Ignazio Buttitta, Carlo Muratori ha attraversato da protagonista, appartato e discreto, la scena musicale italiana, conseguendo numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero. Sale è il suo tredicesimo album che, a distanza di sette anni dal precedente, segna un’altra stazione di grande rilievo in un percorso artistico di straordinaria originalità.

In quel crinale in cui la poesia si converte in musica e la musica si prolunga nella scrittura, Carlo Muratori delinea un potente e delicato affresco sulla propria terra in cui il recupero della memoria storica e folgoranti istantanee sul presente si innestano su sapienti tessiture armoniche, esaltate dal talento straordinario di un musicista capace come pochi di smuovere pensieri ed emozioni.
Pagine di una storia dolentemente immobile e sempre eguale a se stessa si intrecciano così ad altre storie, incontrate per le irte strade che portano dalla piazza del paese alle coste di carrubi e Nero d’Avola, spettinati dal vento di scirocco.
Impregnati di una memoria salmastra di passati remoti e di attesa per un futuro da benedire col sale, libro e cd raccontano di una Sicilia assunta a metafora di una più generale condizione esistenziale in cui non vorremmo più apparire come figuranti in un presepe, immobili come statue di sale.

Con numerosi, splendidi, compagni di viaggio tra i quali Franco Battiato, Mario Arcari, Daniele Sepe e Peppe Voltarelli.

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Le canzoni di questo disco si muovono su due piani di diversa granulometria: sale fino, etereo, impalpabile, sapienziale, spirituale, fatto di luce e di aria, e sale grosso, terrestre, materico, fatto di pietra e terra, impegno sociale e rabbia. Riproduce in parte la molteplice simbologia di questo minerale, prodotto nobile dei quattro elementi primordiali: la terra che ospita l’acqua del mare, dove soffiano i venti di aria calda per asciugare ciò che il fuoco del sole fa esalare. Sale, come piccante, iperbolico e frizzante può essere il carattere siciliano e anche il suo atteggiamento verso il mondo, trafitto com’è da questa perenne luce abbagliante.
Gli antichi greci adoperavano diversi termini per indicare il mare, elemento complesso da decifrare e descrivere: πόντος, per il mare come distesa e viaggio; πέλαγος, vasto e aperto mare; θάλασσα, per un concetto di carattere generale. Ma se dovevano rappresentare il mare come materia allora usavano ἅλς sale.
Questo disco è un frutto di mare, con una sua propria memoria salmastra, di passati remoti, e atteggiamenti prudenti di vigile attesa per un futuro da benedire col sale. Ma è anche la narrazione di una invisibilità del reale, la convinzione della portata esistenziale di tutto ciò che non vediamo, che si nasconde ai nostri occhi.
Mesi e mesi di lavoro occorrono per catturare il sale dalle acque del mare; così presente e disciolto da essere totalmente invisibile. Bisogna scendere nelle viscere della terra per ritrovarlo sotto forma di salgemma, ben occultato da secoli di storia e cataclismi. Sale, dunque, come candida anima segreta di una natura che sfugge ai nostri sensi e che sa rivelarci e raccontarci il vero gusto della vita. Le storie le abbiamo incontrate per le irte trazzere che portano dalla piazza del paese alle coste di carrubi e nero d’avola, spettinati dal vento di scirocco. Le abbiamo prese a morsi per quel senso di fame che mai ci abbandona, di pane nero, olive, mostarda e autenticità; e ce le siamo poi ascoltate e riascoltate, per riscriverle per il nostro tempo, per la gente di ora; le abbiamo nutrite, ingigantite a dismisura, per poi ridurle ai minimi termini, graffiandole con le unghia, scorticandole vive, alleggerendole dei pesi superflui, spogliandole dalle vesti improprie, macinandole dentro il mortaio atavico della vita e del tempo.
Sia che fosse mare o lacrima, amore, gelosia e silenzio, orgoglio e rabbia per l’eterna violenta lotta per chi da sempre vuole dominare il Sud e la sua gente, spacciandolo per rispetto, interesse e tutela. Sui fogli bianchi, allora, è cominciato a precipitare un grato senso di salitudine che a stento si vede, cosparso com’è tra le parole.
Da tempo immemore così recita un adagio siciliano Cu havi chiù sali conza ‘a minestra ossia chi ha più sale prepari, insaporisca, apparecchi, metta insieme una minestra…. Quel sale che è inteso come sapienza, ma anche come pazienza e scienza del vivere, descrive in maniera mirabile la cultura, la civiltà, la sapidità del popolo siciliano. Questa strana generosità di un Sud povero che aiuta ed accoglie i poveri e i disperati di altri Sud del mondo. Proprio quel Sud che ha avuto più sale ma meno minestre, più saperi ma meno poteri, più speranze ma meno certezze. Per comprendere il tutto bisogna concentrarsi sulle piccole cose: osservare due occhi e il sale delle loro lacrime per capire la sofferenza dell’intera razza umana, guardare una stella per comprendere il cielo sconfinato, avere in mano un granello di sale per toccare il più lontano degli oceani.

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Recensioni

“Con Fabrizio de André c’è un solo artista in grado di raccontare efficacemente in musica e parole l’Italia e il Mediterraneo: è Carlo Muratori. L’ultimo disco prima di essere un prodotto discografico è un esercizio di sinestesia. Si ascolta qualcosa ma, allo stesso tempo, si vede, si assapora, si respira: la terra di Sicilia, le piante di limoni, gli scritti di Verga, i cartaginesi, i greci, i fenici Gianluca Grossi
Sale è un disco civile, un disco di rabbia e di rivolta e riesce ad esserlo senza alcun grido, anzi con molti sussurri ed una punta di severità, come si fa quando si è grandi e si conoscono a memoria i maremoti e le macerie inghiottite dalla risacca.”
Michele Burgio

“Quello che più emerge da Sale è la varietà di fonti ispirative, come se il fare canzoni di Carlo Muratori fosse, oltre che un generico obbligo morale, un’esigenza interiore alla quale non si può porre né vincolo né freno.”
Roberto Sacchi

“Pregevole e dinamico risulta pure il bilanciamento tra italiano e siciliano: i due vettori linguistici scivolano agevolmente l’uno dentro l’altro, con una prevalenza dell’opzione vernacolare nell’esprimere la percezione emotiva più intima, che affida al dialetto la manifestazione del sé più profondo, di sentimenti che non si sa come altrimenti raccontare nella lingua della comunicazione pubblica”
Maurizio Agamennone

“Un libro-cd dove il sale, bianco e luccicante, sarà fattore di sapidità di un progetto che è sì musicale, ma anche di parola, dove alla consueta attenzione nel costruire rime e racconti, equamente divisi tra siciliano e italiano, Muratori aggiunge una lunga parola scritta, un po’ racconto, un po’ meditazione, la struttura del libro appunto, che servirà come sprone per entrare dentro i meandri di un universo nascosto, fatto di emozioni personali e proclami pubblici”
Gianni Nicola Caracoglia, “La Sicilia”

 

1 Sale la banda 1:00
2 Gloria a mia 4:34
3 Il mare sopra i tetti 4:23
4 D’amor e di pazienza 4:19
5 Jancu e finiósa 3:45
6 Raggi d’argento 3:32
7 Povira patria 4:04
8 Ombra adorata 3:28
9 Mutu 4:14
10 Scurri lu tempu 4:15
11 E sugnu ‘talianu 3:06
12 Solo poche parole 0:47
13 Chi dici nicò 4:17
14 Vinni cu vinni 3:21
15 L’esodo 4:55

Produzione artistica: Stefano Melone

Suonano e cantano:
Carlo Muratori voce e chitarre
Marco Carnemolla basso elettrico e contrabbasso
Quartetto indigeno archi (Christian Bianca violino, Yulia Tsyrkun violino, Matteo Blundo viola, Stefania Cannata violoncello)
Laura Vinciguerra arpa
Enzo Augello batteria
Francesco Bazzano percussioni
Davide Mazzoli percussioni
Giorgio Rizzo bodran
Peppe Di Mauro tamburello
Massimo Genovese mandolino, cavaquino, bouzouki
Carmelo Salemi fiati
Francesco Calì fisarmonica
Daniele Sepe sax
Franco Battiato voce
Mario Arcari fiati
Elisa Nocita voce
Peppe Voltarelli voce
Giulia Immè voce
Carmen Marino voce
La Banda di Melilli diretta da Michele Netti

Autore:  Carlo Muratori
Editore: Le Fate
Anno:2016
ISBN-13: 978-88-940976-4-1

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